A distanza di un anno esatto sono tornato negli USA.
Oltre a farmi una vacanza, volevo vedere cosa è cambiato nell’anno della “peggiore” crisi economica della Storia.
Come per lo scorso viaggio, ho cercato, per quanto possibile, di evitare famose catene di ristorati e alberghi, autostrade e percorsi particolarmente “per turisti”.
Quest’anno però, prima, sono tornato in UK, anche qui alla ricerca dei cambiamenti e delle tracce della crisi.
London vs. New York City: 1-0
La prima cosa che ho notato a Londra è stata l’inflazione. L’abbonamento settimanale della metro (per le zone 1,2 e 3) costa ora £ 31, mentre sei mesi fa costava ancora £ 27. Il solito menù al mio ristorante giapponese preferito £ 60, anziché £ 45, e £ 40 anziché £ 30 dal pachistano di rito.
In giro c’è visibilmente meno gente. Abbastanza insolito un Covent Garden semideserto di sabato sera…
Parlando con qualche amico trader della City si percepisce sconcerto e pessimismo. Il responsabile del centro studi di una “Premier investment bank”, vede nero: crisi di 50 anni.
Qualcuno più operativo prevede un collasso del British Pound, ma non l’annessione all’euro. Ho avuto la netta sensazione che nessuno avesse realmente capito cosa sia successo e perché, tutti strenuamente legati ad un paradigma interpretativo confuso e incoerente che, nonostante non spieghi loro l’accaduto, non riescono ad abbandonare. Ancora tutti concentrati e tesi nell’attesa della ripresa e della regolarizzazione dei parametri per ricominciare esattamente con il solito gioco di sempre.
Ho dato un’occhiata ai prezzi delle case in vendita e affitto, come sosteneva Douglas Duahni di Harvard, mio docente di urbanistica, i prezzi degli immobili di pregio non calano mai. Guardando gli affitti di Savillis, agenzia immobiliare specializzata in immobili di pregio, bisogna dargli ragione:
Dato che per due camere con terrazzo ad Hampstead vi chiedono la bellezza di £ 3250 a settimana, ossia circa € 15.550 al mese…
Qui finiscono le “tracce” visibili della crisi.
Per il resto, è sempre la solita Londra.
Ancora molti cantieri aperti, alcuni enormi, qualcuno fermo (la torre alta 400 metri di un magnate arabo a South River Bank). Un segno dei tempi che cambiano… dietro al grattacielo di Sir Norman Foster, dove sorgeva la torre del Monte dei Paschi di Siena, ancora in demolizione sei mesi fa, è già completa la struttura in acciaio del nuovo grattacielo che ne ha preso il posto.
Qui le grandi opere si realizzano. A volte per svenderle a GoldmanSachs , come nel caso del tunnel sotto la Manica (il Governo Inglese ne ha annunciato la “vendita”, ma l’opera, del tutto infruttuosa, è già interamente ipotecata da un consorzio di banche facente capo al funesto demiurgo sopra menzionato), altre in fase di realizzazione come lo sconfinato cantiere a sud dei Docklands dove dovrebbe sorgere il tormentato (il costo si raddoppia più o meno una volta al mese) nuovo villaggio olimpico…
Sarà pure un’applicazione estrema della dottrina di Keyness… certo è che se delle “grandi opere” si parla solo, difficile che possano produrre qualche effetto sull’economia.
A proposito… In settimana il nostro Ministro dei Lavori Pubblici ha annunciato l’apertura del cantiere per la costruzione del Ponte Sullo Stretto di Messina, opera della quale si sogna dai tempi nientemeno che di Leonardo Da Vinci, egli stesso autore di un progetto per quel ponte. Dimenticato per secoli, negli anni sessanta fu coinvolto l’ingegner Nervi che cantonò completamente il progetto… dato che negli anni ’80 gli ingegneri giapponesi che volevano costruire il ponte più lungo del mondo impiegarono ben 17 anni per sviluppare una nuova teoria di progetto, poiché in galleria del vento si resero conto che la sezione aerodinamica ipotizzata da Nervi, non avrebbe mai funzionato. Vedremo con quale teoria di progetto Berlusconi (e l’Inpregilo of course…) vorranno costruire questa grande opera quasi 1300 metri più lunga del più lungo ponte… ma questa è un’altra storia.
Le notizie di politica inglese sono demenziali né più e né meno delle nostrane e, come di consueto, compaiono inframezzate da Briteny Spears, o chi per lei, e dal solito assortimento di notizie morbose/irrilevanti. Questa volta, incredibilmente, LondonLite, il quotidiano gratuito che milioni di londoners si scambiano tra una fermata e l’altra del Tube, riporta delle esternazioni di Brunetta circa il golpe, a suo dire, orchestrato da “La Repubblica”.
Dopo quasi dieci anni dalla tremenda recrudescenza del fenomeno delle Baby-gang, gli inglesi cominciano a porsi delle domande. Sarà mica colpa del “bad parenting”? Attenzione alla sottigliezza… si tenta di dare la “colpa” alla famiglia, al mestiere dei genitori… ma è già un passo avanti, forse tra altri cinque anni gli inglesi cominceranno a chiedersi: “sarà mica colpa di chi a distrutto la famiglia? Consentito immigrazione indiscriminata? Creato una classe di intoccabili? Rincoglionito gli inglesi col politically correct?”. Mentre gli inglesi si arrovellano alla ricerca della soluzione dell’arcano, la polizia continua ad arruolare “unpaied voluteers” per pattugliare, armati, le strade di Londra. Ho come la sensazione che il profilo psicologico di uno che ha voglia di pattugliare gratis le strade in cerca di baby gang non aiuterà la soluzione dell’arcano.
Ho fatto anche un giro in East Anglia nella cittadina di Colchester fino sul mare a Clacton-on-Sea.
La sensazione che la provincia inglese trasmette non è piacevole. Anche nei centri piccoli i teenager sono turbati quanto, se non peggio, che a Londra. Sia a Colchester che nella piccola Clacton è facile imbattersi in gruppi di ragazzini inselvatichiti incapaci di rapporti interpersonali che non siano urla e manifestazioni di violenza.
Un po’ ovunque spuntano negozi come questo:
Non un buon segno.
Clacton-on-Sea un tempo resort di lusso, è oggi una accozzaglia di “amusements”. Bische, squallidissimi casinò ed un molo invaso da una parco giochi straodinariamente kitch.
Complessivamente la campagna inglese mi è sembrata piuttosto mal messa. Poco vitale, poca gente, giovani invisibili, ragazzini problematici.
New York City
Il primo contatto con NYC è stato deludente, l’aeroporto JFK è vecchio, sporco e mal tenuto. London Stanstead o Heathrow sono incomparabilmente più scenografici ed architettonicamente interessanti, nonché meglio organizzati e mantenuti.
A New York ho affittato un mini appartamento a Brooklyn Hights, bel quartiere, tranquillo e vitale, con molti ristoranti interessanti, sempre aperti, su Ocean Avenue, tra cui l’ottimo giapponese Hibino.
Il primo contatto con Manhattan è stato anch’esso deludente. La città è caotica e rumorosa, l’ordine di Londra è lontano… Sono i giorni dell’ennesimo meeting dell’ONU, del tutto irrilevante come al solito se non fosse per le dichiarazioni di Gheddafi e quelle di Obama che vuole iniziare sovvenzionare con denaro pubblico, che non ha, le compagnie petrolifere, e forse per questo ogni incrocio di Manhattan è presidiato dalla polizia, ma la sensazione sgradevole.
Arrivo a Ground Zero, dove dopo otto anni c’è ancora solo un gran buco per terra circondato da altarini e bancarelle di Kebab Halal. Davvero una brutta performance in confronto alla velocità con cui tirano su i grattacieli a Londra…
Ad un isolato di distanza c’è la Chiesa di Saint Paul, oggi adibita a memoriale degli attentati 9/11 dove campeggiano strani simboli e la conferma che sotto le torri c’era “qualcosa” che ha bruciato per oltre tre mesi…
Attraverso a piedi Lower East End, fino quasi a Central Park attraverso China Town e Little Italy… piccola concessione turisticheggiante. L’impressione è che tutto sia rimasto agli anni settanta, tutto un po’ vecchio, mal ridotto, faticosamente mantenuto e tutto poco interessante e molto sporco, tranne i negozi di pesce di Chiana Town dove ho visto specie di granchi blu mai viste prima e ottimo pesce fresco ancora vivo sui banconi. Interessante anche il tempio buddista di Chiana Town, isola di silenzio nel caos assordante. Il tutto però non è documentato perché mi è stata rubata la macchina fotografica…
Approfittando del dollaro in caduta libera, ricompro la macchina fotografica e comincio a spostarmi in metropolitana.
La metro cade letteralmente a pezzi è ovunque sporca e maleodorante, inoltre in quei giorni fa caldissimo, le piattaforme dove attendo il treno sono umide e la temperatura sfiora i 40°C. Le carrozze dei treni invece sono climatizzate oltre ogni ragionevole misura… Tanto che al terzo giorno di metro, e di raffreddore, a causa di una incipiente bronchite, devo anche sperimentare il famigerato servizio sanitario pubblico americano… per ottenere la prescrizione di un antibiotico.
L’infermiera di colore che mi registra mi racconta tutta la sua vita e del suo viaggio in crociera in Italia e mi chiede cosa ci sia di bello da vedere in Sicilia, meta del suo prossimo viaggio. Dopo aver valutato la stazza… le consiglio i dolci. In ogni caso… in 22 minuti d’orologio vengo registrato, visitato e fornito della prescrizione, al San Camillo di Roma con una gamba rotta, qualche anno fa, dovetti aspettare 6 ore per essere registrato. Sono in attesa del conto… vi farò sapere.
Oltre ad abbondante polizia ad ogni angolo ci sono “traffic assistants”. Persone, rigorosamente di colore, che vi “aiutano” ad attraversare la strada incitandovi quando sta per diventare rosso… Dall’uniforme si direbbero dipendenti del comune… Keyness alla riscossa anche a NYC? D’altronde non si può attribuire a Keyness l’invenzione di ogni professione inutile… perché qui se ne trovano tante: in giro per l’Empire State Building, ad esempio, si trova una discreta quantità di persone con il solo ruolo di dirvi “good morning how are you?” o di lasciarvi un volantino in mano.
Dati i miei trascorsi professionali sono ipersensibile all’urbanistica. New York City è per diverse e contrastanti ragioni una sorpresa.
Quando si parla di New York City, in realtà si parla di Manhattan e Brooklyn. Ma New York City non è Manhattan. A Manhattan infatti vivono un milione e mezzo di persone, mentre a New York ne vivono 15 milioni.
Lo Stato di New York si chiama Empire State, New York City è o non è la capitale dell’Impero? È o non è la capitale del Capitalismo? Eppure… 13,5 milioni di newyorkesi vivono stipati in quartieri così:
Basta spingere appena un po’ lo sguardo oltre la sfavillante Manhattan per scoprire che il Bronx, Queens, buona parte di Brooklyn, sono così.
La stessa identica edilizia, e lo stesso identico impianto urbanistico, lo si ritrova qui:
Shanghai, Hong Kong, Pechino. Il nuovo disumano che ha divorato il vecchio e genuino, originale, umano tessuto urbanistico che sanciva la differenza tra un ambiente dove degli esseri umani possono crescere e vivere, ed un luogo dove ammucchiare dei pupazzi di carne animati lo stretto necessario tra una giornata di sfruttamento e la successiva.
Oppure, in proporzioni minori, nelle periferie di Roma e Milano edificate negli anni settanta.
A Londra orrori di questa dimensione non ce ne sono e, per quando anche lei afflitta da gravi problemi di malavita e violenza, almeno… l’impianto urbanistico conferisce al tessuto urbano la possibilità di accogliere una vita normale.
Una discorso a sé meritano i simboli. Al di là del significato stesso della “torre” o “grattacielo” (da sempre in uso, dagli obelischi egiziani, alle torri medievali italiane eccetera) come simbolo di potere e dell’incredibile similitudine tra la City di New York e quella di Londra (con alcuni grattacieli gemelli) con il ruolo duale con Canary Wharf e Mid Town a NYC, qui i simboli sono clamorosamente osteggiati.
Significativo è l’ingresso del Rockefeller Center:
Dove la metafora mondialista di tutte le bandiere del Mondo si staglia sullo sfondo di un orgia di simboli e filosofia massonica. Un po’ ovunque in giro per Manhattan si trovano piramidi, compassi, adoratori dell’impero del sole e l’intero campionario della simbologia esoterica massonica, così eccessivamente e palesemente mostrato ovunque da sembrare quasi falso…
Anche qui… il paragone con Londra mostra un “salto di livello” a favore della città europea, dove i simboli sono assai più discreti ed intellegibili. Nella foto il gate di accesso al “Millenium Bridge”, in asse con la cattedrale di Saint Paul, dove si intravede, solo in certe condizioni di luce, il logo della banca HSBC, che è composto dalle proiezioni ortogonali di una piramide quadrata, con dietro la sede centrale del “Salvation Army”.
Come durante il mio scorso viaggio in USA ho guardato complessivamente 5 minuti di televisione. Questa volta MSNBC, per restarne nuovamente sconcertato. I giornalisti delle TV usa sono appassionatamente “coinvolti” in ciò che leggono. L’occasione era diffondere la paura dell’inflazione, la giovane giornalista dava l’impressione di padroneggiare l’economia più o meno con la stessa dimestichezza con cui io potrei eseguire un trapianto di cuore avendo ricevuto queste istruzioni: “prima tagli il petto, levi il vecchio cuore, metti il nuovo e chiudi bene”. L’intervistato era un docente di economia e l’intervista procedeva circa così:
Q: “allora c’è il rischio di inflazione, hanno stampato tutti quei soldi dal nulla, ma non è folle?”
A: “Si certo è folle davvero!”
Q: “Ah si è folle!”
A: “Si te l’ho detto… ora rischiamo iperinflazione per aver salvato tutte quelle persone indebitate che non potevano più pagare i loro mutui!”
Q: “Ah si… lo dicevo!”
Eccetera…
Di cosa si preoccupano gli americani? Stando alla stampa, la morte di Detroit desta particolare tristezza:
L’articolo è interessante e non “politically correct”. Oltre al declino dell’industria dell’auto, per incapacità di capire le sfide provenienti dal Giappone, sostiene il giornalista, che al declino e morte di Detroit ha contribuito in modo determinante il ventennio del sindaco negro andato al potere col motto:”adesso tocca a noi!”… ed in effetti… in due mandati e vent’anni di amministrazione e corruzione in puro stile tribale africano, la città sta morendo al ritmo di 10.000 famiglie all’anno. Davvero niente male…
Altro grattacapo degli americani è l’imbarazzante figura di Obama. Decisamente esausti dopo due mandati di G.W.Bush, gli americani non si aspettavano uno sparaballe del calibro di Hussein Obama, che, come del tutto prevedibile, sta suscitando odio invece che speranza:
La rivista New York pubblica un rapporto dettagliato ed inquietante sugli ampi movimenti contro il neo premio Nobel alla speranza.
Ve lo immaginate voi un magazine italiano che pubblica il faccione giocondo del nostro presidente con questa scritte?
Nemmeno io… il che mi fa pensare… che tutto sommato, la libertà di stampa in USA goda di salute nettamente migliore che in Italia.
In macchina, mentre procedo verso Nord seguendo la litoranea, ascolto un dibattito sulla crisi ed il ruolo del Medio Oriente tra un sedicente esperto di cose mediorientali, una tizia qualsiasi al telefono e lo speaker, ovviamente… la soluzione della crisi, tutti e tre d’accordo, passa dall’apertura dei mercati mediorientali agli USA e all’adesione di quei Paesi al WTO… non avevo dubbi!
Uscire da NYC richiede circa 3 ore di traffico, poi… tutto cambia.
A distanza di un anno esatto sono tornato negli USA.
Oltre a farmi una vacanza, volevo vedere cosa è cambiato nell’anno della “peggiore” crisi economica della Storia.
Ho percorso circa 4000 km attraversando in automobile gli stati di New York, Connecticut, Massachusetts, New Hampshire e Vermont.
Come per lo scorso viaggio, ho cercato, per quanto possibile, di evitare famose catene di ristorati e alberghi, autostrade e percorsi particolarmente “per turisti”.
Quest’anno però, prima, sono tornato in UK, anche qui alla ricerca dei cambiamenti e delle tracce della crisi.
Read More…