Marcello il Panettiere

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“Cristo nell’atto di cacciare gli usurai dal Tempio”

Una spiegazione meravigliosamente efficacie del meccanismo con qui le banche si stanno impossessando di noi.

Se ad alcuni pare che il guadagno debba dipendere dal rischio di un’impresa, dalla perizia nel gabbare gli altri, dalla quantità di conoscenza acquisita col duro studio o dalle isterie del dio di Lassalle, agli imprenditori di successo è chiaro invece che la scoperta dei bisogni altrui e il loro soddisfacimento con profitto (necessario a scoprirne di nuovi e soddisfarli ancora) è la chiave per la prosperità. Ma questo speciale talento degli imprenditori è frustrato dai finanziamenti che eccedono il risparmio reale.

Marcello il panettiere sforna dieci pagnotte, ma se ne consuma solo due, otto gli avanzano. Enrico il ciabattaio non ha le risorse per produrre le sue ciabattine con perline e nemmeno Tina la calzolaia, per chiodare i suoi scarponi da mare. Entrambi offrono a Marcello le loro calzature in cambio degli otto pani, promettendo di consegnarle entro sette giorni. Marcello calcola che sia Enrico che Tina sono affidabili, ma che le ciabattine di Enrico tra sette giorni saranno preferibili, sia agli inutili scarponi di Tina, sia alle otto pagnotte di oggi. Marcello, infatti, ha saputo che Nicola il vacanziere desidera le ciabattine di Enrico e disprezza invece gli scarponi di Tina. D’altra parte tra sette giorni le pagnotte saranno rafferme e avranno perso valore. Marcello decide allora di concedere il credito a Enrico e di negarlo a Tina. E’ certo che se Marcello non risparmiasse i pani, non potrebbe prestarli a nessuno. E che Tina potrebbe produrre gli scarponi solo rubando i pani prestati a Enrico, compromettendo così la qualità, i tempi di consegna o addirittura la produzione stessa delle ciabattine. Ma se davvero, con il ladrocinio, Tina riuscisse a produrre gli scarponi, questi rimarrebbero comunque invenduti perché Nicola li disprezza. Il capitale di Marcello sarebbe sprecato.

tratto da qui

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