Le tasse caleranno! Anzi no… aumenteranno.

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Ma che sorpresa… Interessante analisi della legge finanziaria ventura su Epistemes. L’insaziabile lobby dei parassiti (di cui sono ritratti due esemplari nell’atto di concordare le moderne e raffinate tecniche di suzione in una delle “stanze dei bottoni”) ha trovato altri geniali modi di procedere a passo di carica verso un manifesto regime totalitario, collettivista socialista. Ormai il “trucco” è talmente banale che mi meraviglio di come qualcuno ci si possa ancora cascare: lo Stato (centrale, mistico, trascendente, inscindibile e apostolico) taglia di x% le imposte centrali e aumenta per legge, in finanziaria, di x% la tassazione locale, più una serie di correzioni-controcorrezioni-distorsioni ecc. ecc. Forse qualcuno ancora ci crede per via del costante sfoggio di professoroni-dottoroni particolarmente ingombranti e straparlanti, con cui anche l’autorevolissimissimo “La Repubblica”
pasce il nutrito gregge dei suoi lettori
. Ah bè, si bè… l’ha detto l’ISTAT… stiamo tranquilli (non dimenticate mai che Tranquillo è morto inculato, come dicono a Roma)… In bocca al lupo… soprattutto alle piccole e medie imprese!

Sorprendentemente (fate la faccia sorpresa e dite:”Oooh”) pare che il Governo nella persona dell’afide di turno, sia contrito per il fatto che “le politiche fiscali possano condizionare le politiche industriali”. Quanto siete sorpresi da 1 a 10? Soprattutto se una impresa in perdita deve pagare comunque l’irap (che come dice il nome, si applica alla produzione, ma se uno è in perdita?), con la nuova finanziaria, o si ricapitalizza, o dichiara fallimento. È “estrememente sorprendente” che la politica fiscale possa proiettare “qualche ombra” sulla politica industriale!

Nel sempiterno (ma la scuola Austriaca ci rassicura che prima o poi finirà, non ci dice quando… ma finirà) gioco al ribaltamento… in una economia fondata sul debito ad interessi, l’inflazione è l’effetto del tasso di interesse, non il contrario. Le banche centrali non fanno “inflaction-targeting”, ma bensì creano esse stesse l’inflazione (sia praticando l’interesse sull’emissione, sia emettendo valuta senza back-up, cioè svalutandola). La folle spinta alla crescita continua dei consumi e della produzione, è l’inevitabile reazione del tessuto produttivo che non vuole soccombere all’indebitamento! Se si crea una impresa con capitale a prestito con interessi, diciamo del 5% all’anno, di quanto immaginate che l’impresa dovrà aumentare i prezzi al consumo dei suoi servizi/prodotti per puntare al mantenimento degli utili? Del 5%, oppure aumentare la vendita (ed eventualmente la produzione, dipendentemente dalle dinamiche di magazzino e considerando l’ulteriore tassazione sul venduto) di oltre il 5%, oppure ridurre i costi del 5%. La ricchezza creata a debito è spesso in larga parte un volano inflattivo. Oltre a tutto questo… occorre aggiungere l’inflazione “normale” che, tanto per non andare troppo per il sottile e perdersi nella numerologia mistica dell’ISTAT, e’ maggiore o uguale al tasso di interesse al consumo. Negli ultimi 10 anni, inoltre, con la fioritura del mercato delle “private-equities” (classico nome da double-think Orwelliano per ribaltare e nascondere la realtà) innumerevoli e grandi imprese sane sono state comprate a debito andando ad accrescere il già alto rischio (per via delle politiche monetarie) di iperinflazione.

Allora… sempre nel mondo ribaltato, cosa è che fa realmente “inflaction-targeting”? Qual’è la mannaia che decima il potere di acquisto? Assalta i risparmi? È la pressione fiscale di cui l’inflazione è una ulteriore tassa. Cioè lo Stato (sempre quello Unico, Indissolubile e Apostolico) prima pagandoci esclusivamente (il baratto è illegale perchè esentasse) con la circolazione a corso legale ci mette in grado di corrispondere l’imposizione indiretta (perchè l’81% dei lavoratori è tassato alla fonte, quindi la tassazione diretta è già bella e riscossa… il che ci induce a pensare niente meno che… l’evasione fiscale quasi non esiste) con cui lo Stato medesimo paga gli interessi sui titoli di debito che lo Stato medesimo ha emesso per “comprare” da un gruppo di banche private la valuta cui lo Stato medesimo, per legge, ha dato corso legale. Poi ritira a piacimento una parte di ciò che ha messo in circolazione togliendoci oltre 2/3 di ciò che ci è dato dal nostro lavoro, lasciando nel migliore dei casi, ciò che le imperscrutabili e altissime menti che lo Stato medesimo assolda (con beni immobili), ritengono sia lo stretto indispensabile.

Ecco il perfetto inflaction-targeting. Ecco la relazione inversa tra Stato e Banche Centrali.

Ora… aspettate un attimo che mi rimetto dritto… che mi sta andando il sangue alla testa, ma se sento qualcuno ripetermi che “lo Stato siamo noi” lo ammazzo!

NOTA: con le parole “per legge” s’intende in raltà, “con la forza”, in quanto lo Stato è l’unico soggetto legittimato ad usare la violenza per l’ottenimento dei suoi fini.

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