Le acciaierie cinesi hanno comprato tutta la produzione estrattiva per un anno di Rio Tinto (che oltre all’acciaio estrae l’80% dell’oro del mondo ed è proprietaria della più grande miniera d’oro al mondo, in Indonesia, nonchè primo contribuente dell’Indonesia e appartenente alla Investment Bank Rothshild-London-Branch) DI IRON ORE (acciaio) facendo balzare i prezzi del 96%. BHP Billinton, che ha recentemente fallito una scalata a Rio Tinto, punta al rilancio e tenta di vendere il suo acciao a prezzi ancora più alti.
L’Arabia Saudita, facendo finta di cedere alle pressioni del loro amichetto J.W. Bush, ha aumentato l’estrazione di petrolio… peccato che sia 1,3 milioni di barili al giorno meno del 2005.
La Cina ha revocato i sussidi statali a supporto del prezzo della benzina inducendo un aumento del prezzo del 18% in un giorno.
Come stanno insieme tutte queste cose?
1. Estrazione di petrolio più bassa di 4 anni fa.
2. Prezzo dell’acciao che raddoppia in un giorno.
3. Cina che artificialmente aumenta il prezzo della benzina al consumo.
Le raffinerie in Cina, e non solo, compravano poco petrolio perchè i sussidi erano insufficienti per coprire le perdite. Più importavano e più perdevano.
La scorsa settimana quando prezzi sono stati fatti salire del 18% le raffinerie cinesi hanno iniziato a comprare più petrolio di prima facendo salire il petrolio oltre il 140$ al barile (che tanto per non far capire niente ai “Proles” è un “Oil Barrel” o 42 “US Gallon” che coincide con 158.9873 litri, quindi il “Crude Oil” costa oggi circa 88 USD-cents cioè, ad oggi, 0,55 euro, il che ovviamente non viene detto per evitare che i “Proles” realizzino quanti soldi lo Stato fotte loro qando fanno benzina dal distributore).
Le raffinerie cinesi possono raffinare a pieno regime, le acciaierie possono produrre a pieno regime…
Ecco perchè la Cina corre all’accaparramento in questo modo apparentemente folle. Ma in Cina finchè si fa un solo centesimo di profitto si produce… e non si bada troppo alla crescita dell’utile quanto al mantenimento del medesimo e espansione su nuovi mercati. (Qualche anno fa un meccanismo simile fu innescato da un bid cinese su uno stock di olio saudita che fece salire il petrolio da 40$ a 75$ in pochi mesi, all’epoca… il Beppe Grullo nazionale caldeggiava un petrolio a 100$ per ridurre finalmente i consumi petroliferi… ora che siamo oltre i 140$ dovrebbe essere contento…)
Ai cinesi non importa molto se i maggiori costi delle commodities e raw materials possa ridurre i profitti delle imptrese occidentali, l’importante per i cinesi è conquistare quote dimmercato… anche, al limite, a rendimenti decrescenti.
Eppure…
In termini reali, il petrolio, considerata la inflazione, costa mediamente molto meno che in passato: precisamente 40 $ al barile (media degli ultimi mesi) contro i circa 50 $ del 1991 (invasione del kuwait), quindi il prezzo è mediamente il 20% in meno; addirittura, se risaliamo ai primi anni ‘80 (picco di 90 $ dollari al barile) il greggio si è deprezzato di circa il 55% in meno.
Analoga considerazione possiamo fare se rapportiamo la media storica semplice del suo prezzo (dagli anni 70 ad oggi = 35,56 $ barile, e dal 1986 ad oggi = 27,35 $ barile), sempre aggiustata con la inflazione. Dobbiamo poi considerare il fatto che le riserve di petrolio che noi europei acquistiamo viene pagato in euro anche se tale petrolio viene dalla cina o dal venezuela, quindi, un altro ruolo importante nella determinazione del prezzo reale del petrolio e suoi derivati viene dal rapporto di cambio tra euro e dollaro, che, in questi ultimi anni, è tutto a favore del primo: ebbene, come è conveniente per un europeo fare una vacanza negli states, è altresì conveniente, per stabilizzare il prezzo del petrolio, pagarlo in euro dato il conveniente tasso di cambio tra le due monete.
Ma allora una domanda sorge spontanea: perchè con tutto ciò il prezzo della benzina continua a salire?
E’ davvero solo sepculazione?
L’aggravio del costo al litro dei carburanti è dato sia dal pesante prelievo fiscale attuato dallo stato sia dai vari passaggi commerciali che iniziano con la estrazione del greggio e terminano con la immissione materiale del carbutante nelle nostre taniche, l’aumento dei consumi di Cina ed India a fronte di una riduzione dell’estrazione sicuramente incide… l’imminente guerra all’Iran (a meno che non si trasformi in una nuova “Guerra Fredda”) certo non aiuta…
Ma… l’andamento dell’aggregato monetario M3 del USD ha un andamento sorprendentemente simile al prezzo del greggio.
Se quindi normalizzando rispetto all’inflazione e rispetto al concambio il prezzo del greggio è additirttura calato… se non possiamo facilmente definire quanto realmente vale l’inflazione dato che non solo il valore dell’ M3 è occultato dalla FEDR (quello mostrato è ricalcolato con un processo di reverse-engineering) e date le pratiche di diarrea-monetaria sia della FEDR che della BCE (nonchè della BoE) possiamo concludere che la crisi energetica non c’è?
Se i dati finanziari indicano che “non c’è nulla di strutturale” ma si tratta dell’ennesimo caso di riassorbimento del “Fiat-Money” a carico dell’economia reale, possiamo dormire più tranquilli?
Se il petrolio sale dove finisce la bilancia commerciale americana e se per ridurre il debito e sostenere l’export si deve svalutare il dollaro chi è ancora disponibile ad importare inflazione attraverso l’acquisto di una moneta alla deriva con un differenziale nullo!?


