Condizionamento al controllo e la negazione del vero sé
Andriamo dritti al cuore della faccenda… vediamo dove tutto questo nasce:
Questi capolavori di legiadrìa ed estro creativo in calcestruzzo armato non sono un carcere, ma una scuola media ed un liceo di Roma scelti a caso tra le decine di migliaia sparse in tutta Italia. Sono sicuro che voi avete studiato in una scuola più o meno uguale, se non identica, a queste.
Perchè gli istituti di formazione devono assomigliare ad un istituto di detenzione?
Dopo averci trascorso parecchi anni da studente ho insegnato per quattro anni in alcune Università ed istituti tecnici. Durante questo periodo sono diventato un esperto in noia: il lavoro era stupido, non aveva senso, e tutti gli studenti lo sapevano già.
Nulla di reale, solo starsene seduti senza “fare” nulla, costretti all’ “inazione”, docenti occupati solo a fare “finta di lavorare” su programmi obsoleti, tecnologie estinte, metodologie inconcludenti solo per generare una difficoltà articificiale, autorefenziale basata sulla confusione sistematica tra il mezzo ed il fine per dare l’illusione che le cose “difficili” che si stavano studiando, in quanto “così difficili” fossero anche preziose e quindi la schiacciante frustrazione in cui lo studente è costretto fosse il giusto prezzo per la conquista di rara e ambita conoscenza.
Salvo poi disilludersi il giorno dopo la Laurea… quando ci si vedono offerti solo posti al call-centre o di venditore porta a porta.
La noia è la condizione normale. Gli insegnanti ovviamente incolpano i ragazzi, perfetto funzionamento del “divide et impera”, quando invece gli insegnanti stessi sono un prodotto degli anni di programmi didattici coercitivi che tanto annoiano i loro studenti, e il tutto mentre il personale scolastico è intrappolato in strutture persino più rigide di quelle imposte ai ragazzi.
Quando finalmente terminai il mio percorso da studente volli diventare docente solo per vedere l’Universtià dall’altro lato.
Il percorso di carriera era incerto e lungo, lo stipendio misero, ed in ogni caso lavoravo già dall’età di 16 anni, volevo solo capire la ragione di cotanto schifo.
Volevo partecipare alle riunioni del consiglio di Facoltà, volevo assistere alla correzione dei compiti, volevo assistere alla discussione sulle tesi di laurea, sedere nel senato accademico, eccetera. Solo per capire.
“Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.”

Ho visto cose che voi umani...
Dai favori sessuali tra studenti e docenti, ai favori sessuali tra docenti e docenti, anche dello stesso sesso, alla soglia di “promossi” decisa dalla contabilità per gonfiare a dovere il numero di ripetenti per far chiudere il bilancio, agli accordi in nero (fino a 9000 €/mese) con le varie scuole private di formazione para-universitaria (del tipo: “questo esercizio in aula non l’ho spiegato e ci cascano tutti, al 30% degli studenti lo metto a 2 esercizi su 3, così avrete circa 1000 potenziali studenti ad ogni semestre, poi do a voi la soluzione di questa tipologia di esercizi così i gli studenti che vengono da voi passeranno l’esame”).
Oggi considero le nostre scuole degli istituti di reclusione forzata a lungo termine a mo’ di prigione sia degli insegnanti che degli studenti, delle fabbriche di infantilità.
Ma solo di recente ho capito perché deve essere così.
Se volessimo, potremmo facilmente ed economicamente liberarci di strutture vecchie e stupide e “creare un’educazione” piuttosto che meramente “ricevere un’istruzione”. Le migliori qualità di un giovane – curiosità, avventura, determinazione, capacità di intuizioni sorprendenti – sono invece sistematicamente e aggressivamente scoraggiate e segregate.
Il sistema è così costosamente contraddicente il senso comune e l’esperienza del modo in cui i bambini apprendono, non perché stiano facendo qualcosa di sbagliato, ma perché stanno facendo quel che devono!
Le nostre scuole sono progettate per assicurarsi che nessuno possa mai davvero diventare adulto.
Sei classi al giorno, cinque giorni alla settimana, nove mesi all’anno, per tredici anni almeno trascorsi in un edificio al cui cospetto Alcatraz assomiglia ad una villa Palladiana: routine mortale.
L’istruzione di massa coercitiva ha affondato i denti in Italia dopo la prima guerra mondiale nonostante fosse stata concepita molto prima e promossa per la maggior parte del diciannovesimo secolo. Le ragioni palesate a beneficio dei “proles” sono state:
1. Creare delle buone persone.
2. Creare dei buoni cittadini.
3. Fare di ogni persona il suo meglio personale.
Questi obbiettivi vengono regolarmente tirati fuori ancora oggi, e la maggior parte di noi li accetta in una forma o nell’altra come una definizione decente di scopo dell’educazione pubblica, sebbene le scuole non li raggiungano.
Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo… è semplicemente ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare ed addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l’originalità. Un sistema educativo deliberatamente ideato per produrre intelletti mediocri, per frustrare la vita interiore, per negare agli studenti doti apprezzabili di leadership, e per assicurarsi cittadini docili ed incompleti – tutto per rendere la popolazione “gestibile” secondo ben noti e programmati “pattern comportamentali”.
L’istruzione coercitiva è intesa ad essere esattamente quel che era stata per la Prussia negli anni ‘20 dell’800: una quinta colonna nel movimento democratico in ascesa che minacciava di dare ai contadini e ai proletari una voce nel tavolo delle trattative. L’istruzione moderna, industrializzata, e obbligatoria doveva eseguire una sorta di incisione chirurgica nella potenziale unità di queste sotto-classi. Dividere i bambini per materie, e per età, con moltissime valutazioni mediante i test, e con molti altri mezzi più subdoli, ed era improbabile che una massa ignorante di esseri umani, separati nell’infanzia, si sarebbe mai reintegrata in una pericolosa unità.
Il vero scopo dell’istruzione moderna è identificabile in sei funzioni di base:
1. La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini fisse di reazione all’autorità.
2. La funzione di conformità. Rendere i bambini quanto più simili possibile. Le persone che si conformano sono prevedibili.
3. La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l’adeguato ruolo sociale di ogni studente.
4. La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato “diagnosticato”, i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la loro destinazione.
5. La funzione selettiva. Le scuole devono marcare gli inadatti o i non sufficientemente conformati – con voti bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni – abbastanza chiaramente che i loro compagni li accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive.
6. La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare una popolazione deliberatamente istupidita.
Molti giganti dell’industria giunsero a riconoscere gli enormi profitti possibili coltivando un gregge di consumatori idioti mediante l’educazione pubblica. Tra di loro: Andrew Carnegie e John D. Rockefeller.
Una volta la maggior parte della gente considerava innaturale e poco saggio fare cose di cui non aveva davvero bisogno. L’istruzione coercitiva è stata una manna, in questo senso. La scuola non aveva bisogno di insegnare ai bambini in modo diretto a pensare che avrebbero dovuto consumare non-stop, perché ha fatto qualcosa di ancora meglio: li ha incoraggiati a non pensare affatto. E questo li ha resi bersagli facili per un’altra grande invenzione dell’era moderna – il marketing.
I bambini potevano essere rinchiusi con altri bambini, privati di responsabilità ed indipendenza, incoraggiati a sviluppare solo le banalizzanti emozioni di avidità, invidia, gelosia, e paura, cresceranno in età ma non diverranno mai grandi. Fino ad un periodo relativamente recente, le persone che raggiungevano l’età di 13 anni non erano più considerate come fanciulli, oggi invece veniamo istruiti a pensare al “successo” come ad un sinonimo, o almeno come dipendente, dalla “istruzione”, ma storicamente non è vero né in senso intellettuale, né economico e molte persone di oggi e del passato trovano un modo per educarsi, ottenendo grande successo personale, senza ricorrere ad un sistema coercitivo.
La maturità è stata bandita da quasi ogni aspetto della nostra vita. Le leggi sul divorzio facile hanno rimosso la necessità di lavorare sulle relazioni; il credito facile ha rimosso la necessità dell’auto-controllo fiscale; il divertimento facile ha rimosso la necessità di imparare a divertirsi; le risposte facili hanno rimosso la necessità di fare domande. Le masse di proletari sono diventati una massa di bambini, lieti di delegare i nostri giudizi e voleri alle esortazioni politiche e alle lusinghe commerciali che dovrebbero essere un insulto per dei veri adulti.
C’è una buona notizia: una volta “visto” il meccanismo, esso diventa del tutto inefficacie.
Prima, però, è necessario “il risveglio”. Le scuole pubbliche sono dei laboratori di sperimentazione su giovani menti, centri di addestramento per le abitudini e gli atteggiamenti che richiede la società aziendale. L’educazione coercitiva serve ai bambini solo accidentalmente; il suo reale scopo è trasformali in servi.
Segue…
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Il testo di questo post è largamente tratto da questo straordinario libro tradotto dall’impareggiabile Paxtibi. Poiché quando lessi il pezzo per la prima volta per poco non m’è venuto un infarto tanto simili erano le riflessioni che vi ho letto a quelle che mi frullavano per la testa, ho deciso di rielaborare quel testo riassumendolo ed introducendovi i riferimenti alla mia esperienza personale.
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visione apparentemente catastrofica e inquietante ma… è tutto ciò che ho sempre pensato e non ho mai saputo raccontare.
io ho studiato nel carcere A. Manzoni, diversi amici nel Morgagni.
sono rimasta un po’ colpita e senza parole, proseguo nella lettura.
buona lettura, i commenti sono benvenuti!
non fa una piega…