Ma anocra non basta.
Come fa questo condizionamento ad “entrarci dentro” così in profondità da renderci controllabili e complici inconsapevoli per tutta la vita? Come mai le umiliazioni, la routine mortale, la bruttezza subite nell’infanzia ci condizionano per sempre?
Vedere chiaramente quali sono tutti i modi con cui il Potere si “infiltra” nella mente della gente è forse impossibile. Una straordinaria ed a suo modo sconvolgente e lucida analisi l’ha fatta molti anni fa Eric Hoffer nel sui libro “The True Believer”
Hoffer ha esplorato e categorizzato le tipologie di individui ed il modo elaborato dal Potere per interferire con ciascuna tipologia, con ciascun carattere. Il “grimaldello” è sempre l’alienazione, la negazione del sè. Alexander Lowen, psicologo americano contemporaneo, ha involontariamente concluso l’opera di Hoffer descrivendo con sorprendente chiarezza quali sono i meccanismi psicologi individuali con i quali l’alienazione si propaga tra gli individui attraverso il narcisisimo.

Narcissism. Denial of true self
bias cognitivi
Molti blogger ed autori vari soffrono, a mio avviso, di un forte bias cognitivo. Semplificando, se ad esempio, al telegiornale della “RAI” o su “La Repubblica” vengono diffuse cattive notizie, bene. Esse vengono assunte vere con molta meno acrimonia critica di quando invece gli stessi organi di propaganda finanziati dal Regime inneggiano all’ottimismo ed al classico “pane e figa per tutti” tanto amato dai nostri intrattenitori.
Cioè si tende a “vedere” solo alcune notizione ed ad ignorarne altre. In particolare… quelle che possano in qualche modo avvalorare le tesi “catastrofiste” e/o “complottiste” vengono vissute come una conferma della propria via interpretativa allo stesso modo di come i numerosi articoli e notizie palesemente tendenziose vengono considerati una conferma della imminente catastrofe e complotto.
Quindi in qualche modo si ha fede esclusivamente nella propria idea, il che non costituisce nulla di male, ma… occorre essere consapevoli del bias cognitivo che trasforma un perscorso di ricerca razionale in fede.
Il narcisismo
Una chiave interpretativa potente ed interessante risiede nel riuscire a vedere quanto le società contemporanee siano permeate di narcisismo patologico. Dalla cima del potere palese, non solo in Italia… ad ogni individuo fino ai bambini.
La percezione è una funzione della coscienza, che generalmente vive sotto il controllo dell’ego. Normalmente percepiamo ciò che ci interessa e tendiamo ad ignorare quelle che non ci interessano. Possiamo anche focalizzare la nostra attenzione su certe situazioni o oggetti per averne una percezione più chiara e completa, ma grazie alla stessa capacità possiamo ignorarne o rifiutarne altre.
Spesso questa decisione è presa a livello subliminare, al margine della nostra coscienza. Ad esempio, raramente consentiamo a noi stessi di vedere tristezza e dolore nel volto delle persone che amiamo. Pochi genitori riescono a scrogere tristezza negli occhi dei figli e similmente i bambini imparano molto presto a sfuggire uno sguardo d’ira dei propri genitori. La maggior parte di noi mentre cammina nella propria città non ne nota lo sporco o il rumore, perchè le nostre menti sono prese, focalizzate, su qualcos’altro.
Non vogliamo vedere problemi per i quali sappiamo di non poter fare nulla.
Vedere il problema ci getterebbe in uno stato di stress, anche prolungato e doloroso, che alla lunga può avere effetti sul nostro equilibrio mentale. Ma già questo stadio di coscienza prevede un riconoscimento del problema: non possiamo negare ciò che non riconosciamo nemmeno. La negazione è un atteggiamento secondario. Il blocco della percezione produce il blocco dei sentimenti che questa produrrebbe.
Il condizionamento cui siamo costantemente esposti (scuola, televisione, internet, stampa) da un lato produce una continua induzione alla paura (pensate ad un qualsiasi telegiornale o prima pagina di un giornale, o anche… un qualsiasi blog indipendente) e allo stesso tempo incitazione alla spensieratezza e gioia (pensate anche qui ad un qualsiasi programma televisivo, pubblicità in tv o sulla stampa).
Ecco lo scopo ultimo, profondo e intimamente psicologico del condizionamento: generare dentro ciascuno di noi le condizioni per la negazione di sentimenti umani.
La negazione di alcuni sentimenti impatta l’espressione di tutti i sentimenti, ma in particolare due emozioni sono specificamente esposte a severa inibizione da parte del condizionamento: paura e tristezza.
Il condizionamento cioè induce una costante negazione della paura e della tristezza forzandoci verso un modello estetico di gioia, gioventù salute e spensieratezza. Identificandoci con una immagine di grande felicità siamo spinti ad ignorare i sentimenti reali che abbiamo dentro. Cioè l’immagine in sé è la negazione dei sentimenti, ma questa l’immagine che ci è imposta ci serve anche per relazionarci, per farci capire ed accettare, da tutti gli altri nostri simili, per relazionarci cioè con il mondo circostante. In ultima analisi noi utilizzaimo la nostra immagine per interagire con il prossimo ed eventualmente sedurlo al fine di acquisire influenza e potere su di lui.
Paura e tristezza sopra tutte le altre emozioni sono proibite perchè espongono l’individuo, lo rendono vulnerabile.
Ogni individuo soffre se offeso, colpito, umiliato o rifiutato, ma non tutti noi negiamo i sentimenti che queste esperienze generano mediante la proiezione di una immagine di forza e felicità che non riflette il nostro stato interiore.
La ragione della differenza di comportamento risiede nell’infanzia. Da bambini soffriamo moltissime umiliazioni della nostra autostima, molti insuccessi e affronti che feriscono la personalità e la modellano. Una singola esperienza non può modellare il carattere di una persona, ma se un bambino è costantemente esposto in una forma o in un altra la paura dell’umiliazione diviene strutturale nella mente e nel corpo. Il narcisismo che da questo nasce e l’orientamento alla ricerca del potere nasce come protezione individuale dal rischio dell’umiliazione fino a modellare la cultura occidentale al punto in cui essa è oggi così profondamente intrisa di narcisismo e fame di potere per puro scopo di controllo.
Dove inizia tutto? Come fa “il gioco” ad attecchire così efficaciemente?
bias cognitivi
Molti blogger ed autori vari soffrono, a mio avviso, di un forte bias cognitivo. Semplificando, se ad esempio, al telegiornale della “RAI” o su “La Repubblica” vengono diffuse cattive notizie, bene. Esse vengono assunte vere con molta meno acrimonia critica di quando invece gli stessi organi di propaganda finanziati dal Regime inneggiano all’ottimismo ed al classico “pane e figa per tutti” tanto amato dai nostri intrattenitori. Cioè si tende a “vedere” solo alcune notizione ed ad ignorarne altre. In particolare… quelle che possano in qualche modo avvalorare le tesi “catastrofiste” e/o “complottiste” vengono vissute come una conferma della propria via interpretativa allo stesso modo di come i numerosi articoli e notizie palesemente tendenziose vengono considerati una conferma della imminente catastrofe e complotto. Quindi in qualche modo si ha fede esclusivamente nella propria idea, il che non costituisce nulla di male, ma… occorre essere consapevoli del bias cognitivo che trasforma un perscorso di ricerca razionale in fede.
Il narcisismo
Una chiave interpretativa potente ed interessante risiede nel riuscire a vedere quanto le società contemporanee siano permeate di narcisismo patologico.
La percezione è una funzione della coscienza, che generalmente vive sotto il controllo dell’ego. Normalmente percepiamo ciò che ci interessa e tendiamo ad ignorare quelle che non ci interessano. Possiamo anche focalizzare la nostra attenzione su certe situazioni o oggetti per averne una percezione più chiara e completa, ma grazie alla stessa capacità possiamo ignorarne o rifiutarne altre.
Spesso questa decisione è presa a livello subliminare, al margine della nostra coscienza. Ad esempio, raramente consentiamo a noi stessi di vedere tristezza e dolore nel volto delle persone che amiamo. Pochi genitori riescono a scrogere tristezza negli occhi dei figli e similmente i bambini imparano molto presto a sfuggire uno sguardo d’ira dei propri genitori. La maggior parte di noi mentre cammina nella propria città non ne nota lo sporco o il rumore, perchè le nostre menti sono prese, focalizzate, su qualcos’altro.
Non vogliamo vedere problemi per i quali sappiamo di non poter fare nulla. Vedere il problema ci getterebbe in uno stato di stress, anche prolungato e doloro, che alla lunga può avere effetti sul nostro equilibrio mentale. Ma già questo stadio di coscienza prevede un riconoscimento del problema: non possiamo negare ciò che non riconosciamo nemmeno. La negazione è un atteggiamento secondario. Il blocco della percezione produce il blocco dei sentimenti che questa produrrebbe.
Il condizionamento cui siamo costantemente esposti (scuola, televisione, internet, stampa) da un lato produce una continua induzione alla paura (pensate ad un qualsiasi telegiornale o prima pagina di un giornale, o anche… un qualsiasi blog indipendente) e allo stesso tempo incitazione alla spensieratezza e gioia (pensate anche qui ad un qualsiasi programma televisivo, pubblicità in tv o sulla stampa).
Ecco lo scopo ultimo, profondo e intimamente psicologico del condizionamento: generare dentro ciascuno di noi le condizioni per la negazione di sentimenti umani.
La negazione di alcuni sentimenti impatta l’espressione di tutti i sentimenti, ma in particolare due emozioni sono specificamente esposte a severa inibizione da parte del condizionamento: paura e tristezza.
Il condizionamento cioè induce una costante negazione della paura e della tristezza forzandoci verso un modello estetico di gioia, gioventù salute e spensieratezza. Identificandoci con una immagine di grande felicità siamo spinti ad ignorare i sentimenti reali che abbiamo dentro. Cioè l’immagine in sé è la negazione dei sentimenti, ma questa l’immagine che ci imposta ci serve anche per relazionarci, per farci capire ed accettare, da tutti gli altri nostri simili, per relazionarci cioè con il mondo circostante. In ultima analisi noi utilizzaimo la nostra immagine per interagire con il prossimo ed eventualmente sedurlo al fine di acquisire influenza e potere su di lui
Queste due emozioni sopra tutte sono proibite perchè espongono l’individuo, lo rendono vulnerabile.
Ogni individuo soffre se offeso, colpito, umiliato o rifiutato, ma non tutti noi negiamo i sentimenti che queste esperienze generano mediante la proiezione di una immagine di forza e felicità che non riflette il nostro stato interiore.
La ragione della differenza di comportamento risiede nell’infanzia. Da bambini soffriamo moltissime umiliazioni della nostra autostima, molti insuccessi e affronti che feriscono la personalità e la modellano. Una singola esperienza non può modellare il carattere di una persona, ma se un bambino è costantemente esposto in una forma o in un altra la paura dell’umiliazione diviene strutturale nella mente e nel corpo. Il narcisismo che da questo nasce e l’orientamento alla ricerca del potere nasce come protezione individuale dal rischio dell’umiliazione fino a modellare la cultura occidentale al punto in cui essa è oggi così profondamente intrisa di narcisismo e fame di potere per puro scopo di controllo.
Anti-narcisismo
C’è uno contrasto culturale stridente e, sebbene evidente, ignorato.
Qualcuno che culturalmente sia ipersensibile alla differenza tra manifestazione sensoriale, cioè visiva, cioè simbolica, del pensiero che attraverso alcuni millenni abbia sviluppato una tecnica dialogica per discutere, affinare e mettere in uso le pratiche migliori per non lasciarsi ingannare dalle “immagini” ma lasciarsi guidare solo dal “vero sè”, è una minoranza etnica e religiosa che ha in se il germe culturale dell’immunità al Potere statale, e per questo, ma non solo… spesso perseguitata nella Storia.
C’è molto più antagonismo tra Sionismo e Cristianesimo, piuttosto che tra occidente e estremismo islamico: un formidabile target-shifting per concentrare l’attenzione sul target sbagliato e non avere interferenze nel vero, alto, complesso scontro. Un complesso scontro di incomunicabilità, di valori estetici e morali. Fino all’annullamento della manifestazione sensoriale dell’individuo per il completo adempimento del mandato religioso. Non la negazione, ma l’annullamento dei segni di individualismo in tutte le sue manifestazioni estetiche e simboliche, fino al più perfetto anti-narcisismo come risultato o strumento di non omologazione, non integrazione… e paradossalmente, completa individualità.
Segue…
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